La paura nella musica: quando ci protegge e quando ci blocca davvero
Consiglio la lettura con questo brano in sottofondo
Nel dizionario, alla voce paura, troviamo:
“Stato emotivo di repulsione e apprensione in prossimità di un vero o presunto pericolo… quella sorta di arditezza temeraria e quasi disperata che talvolta nasce per istinto di conservazione.”
La paura è parte della nostra vita.
E nella musica funziona esattamente allo stesso modo.
Non è sempre il nemico. Anzi:
la paura, quella sana, può essere una grande alleata.
La paura che ci protegge (e ci evita brutte figure)
Nella musica, la paura “buona” è quella che ti fa fermare un momento prima di esporti quando non sei ancora pronto.
È quella voce che ti fa chiedere:
“Funziona?”
“È gradevole?”
“Ha un senso esporlo al pubblico adesso?”
Queste non sono paure bloccanti.
Sono domande intelligenti, che ti tengono sveglio, attento, lucido.
Sono le domande che ti aiutano a crescere e a fare scelte migliori.
Chi non le ha… spesso si lancia allo sbaraglio.
E le conseguenze non sono quasi mai piacevoli.
La paura che blocca: come riconoscerla
Esiste però un altro tipo di paura: quella che non ti protegge, ma ti immobilizza.
La differenza la senti subito: non ti fa fare domande, ma ti dà risposte — e spesso sono risposte dure, giudicanti, definitive.
“Non ce la farai.”
“Non sei portato.”
“È troppo difficile.”
“Non iniziare nemmeno.”
Questa voce non è un’amica.
È un limite interno che si attiva proprio quando stai per migliorare.
La riconosci quando ogni tua idea creativa viene tranciata sul nascere.
Quando invece di chiederti come farcela… inizi a elencare tutti i motivi per cui non dovresti provarci.
Ho visto due tipi di persone nella mia esperienza
Da insegnante e coach, negli anni ho visto due strade molto chiare.
1. Chi si ferma al primo ostacolo
Sono quelli che si spaventano davanti a una scala, a un passaggio difficile, a un concetto nuovo.
Si convincono di essere incapaci.
Mollano.
E restano fermi esattamente dove erano.
La zona di comfort vince.
La musica perde.
2. Chi ha paura… ma si dà una possibilità
Hanno lo stesso timore dei primi, credono di non farcela allo stesso modo.
Ma fanno una scelta diversa: provano lo stesso.
È difficile? Sì.
Ci sono momenti di frustrazione? Sempre.
Ma il risultato è di un altro livello: occhi fieri, suono più sicuro, progressi reali.
E soprattutto una percezione nuova di sé stessi.
Questo, per me, è il motivo più bello per cui faccio questo lavoro.
Il ruolo dell’insegnante: molto più che spiegare note
Un insegnante non “ti corregge e basta”.
Un insegnante è una guida:
ti accompagna fuori dalle tue paure inutili
ti aiuta a vedere ciò che non vedi
ti propone percorsi adatti a te
ti prende per mano quando serve
e ti lascia andare quando sei pronto
Nella musica, se impari a guardarti dentro, succede una cosa meravigliosa:
la crescita tecnica porta anche crescita personale.
È impossibile separare le due cose.
Conclusione
La paura non è da combattere a tutti i costi.
È da ascoltare.
Perché alcune paure ti proteggono… e altre ti stanno dicendo esattamente dove iniziare a crescere.
Se impari a distinguere queste due voci, la musica diventa molto più di una disciplina:
diventa una strada per conoscerti davvero.
E se la prendi così, i frutti arrivano —
nella musica e nella vita.